Su Di Me #71

 

Buongiorno a tutti,

metà marzo, siamo alle soglie della primavera e oggi piove e pure tanto, almeno qui da me.

Queste giornate “bagnate” mi fanno sempre tornare alla mente un evento che è accaduto tantissimi anni fa, quando ero bambina e i miei genitori avevano una casa in campagna nell’entroterra ligure.

Loro ci portavano sempre lì per tutte le vacanze estive e, spesso, nei fine settimana.

Mi piaceva quella casa.

Era bello avere la stufa economica anziché il riscaldamento, sentire l’odore della legna che ardeva in casa ed era anche bello mangiare le pietanze cucinate lì sopra, rammento che il minestrone aveva un altro sapore e anche la polenta.

Mi ricordo i due abeti uno accanto all’altro alti più della casa, rammento l’enorme cespuglio di ortensie azzurre e lilla che non morivano nemmeno con gelate e metri di neve. Rammento gli iris, i rampicanti di rose e i graofanini cinesi che avevo piantato io, come anche l’orto di mio padre con le piantine di pomodoro, la lattuga, le carote e i cetrioli.

Rammento che quando pioveva, non si poteva uscire ed eravamo costretti a state in casa, terribile per dei bambini. Ma a me piaceva lo stesso.

Era bello stare dalla finestra a guardare l’acqua che cadeva sulle piante , ancora più bello era osservare il verde che diventava più intenso e l’odore che c’era subito dopo sulla soglia casa.

Quel profumo di bagnato, terra e verde.

Proprio uno di quei giorni, dopo un diluvio improvviso, ci ritrovammo il giardino pieno di lumache.

Ce n’erano tantissime, ovunque.

Erano così carine.

Io e mio fratello ne abbiamo prese un po’ e le abbiamo messe in una scatola. Dentro ci avevamo aggiunto erba e foglie di lattuga.

La domenica pomeriggio, quando dovevamo tornare a casa, mia madre mi disse di farle uscire e lasciarle libere, ma io non lo feci.

Avevo paura che le mie lumachine morissero di fame, le avevo raccolte e davo loro l’insalata, non potevo “abbandonarle”.

Così, di nascosto, mi portai a casa, in città, la scatola di lumache.

Onestamente sono passati tanti anni e non ricordo il motivo della scelta che segue.

Quando arrivai a casa nascosi la scatola da scarpe con le lumache in camera da letto dei miei.

Forse perché lì c’erano tante altre scatole da scarpe ed era più facilmente mimetizzabile? In ogni caso non è questo il punto.

Cosa successe?

Il mattino seguente a mia madre prese un colpo.

Quando si svegliò strabuzzò gli occhi.

Il muro e il soffitto della camera da letto erano ricoperti di lumache.

Le mie lumachine, non erano poche come pareva a me, non ce la facevano più a stare nella scatola e si sono liberate iniziando a girare per la camera.

Mia mamma non ne fu contenta!

A pensarci bene, facendo riferimento al giorno d’oggi, è stata un’ingrata. Adesso con la bava di lumaca ci fanno pure il siero antirughe.

Insomma, volevo essere un precursore,  mi ero già fatta il mio allevamento, e invece… Mia madre mi costrinse a lasciarle tutte nel giardino condominiale e addio carriera nella cosmesi!

Scherzi a parte ho ancora impresso nella mente il ricordo dei muri pieni di lumache che salivano.

Come sempre vi auguro una felice giornata!

Laura.

 

 

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22 thoughts on “Su Di Me #71

  1. Uno spettacolo! 🤣🤣🤣 per quanto riguarda la cucina economica hai ragione, il cibo aveva un altro sapore… ricordo quella di campagna (anch’io entroterra ligure) dove abitava la sorella di mia nonna… con i cerchi fa spostare per aumentare il calore. Noi ci divertivamo un mondo ad andar per castagne sù per i boschi e poi a cuocerle lì sopra… la casa era un labirinto, stranissima la suddivisione delle stanze, ma troppo bella nella sua rusticità

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