Villa Grabau


Buongiorno a tutti e buon giovedì!

Ci avviciniamo di soppiatto al fine settimana! Proprio per questo motivo oggi ho deciso di parlarvi di questa residenza, così se vi trovate nei pressi e siete liberi, magari potete approfittarne e farvi un bel giro.

Come sapete, a febbraio, sono stata in vacanza in Toscana, in quei giorni ne ho approfittato per fare un po’ di giri e abbiamo scoperto questo bellissimo posto.

 

Adagiata sul limitare fra la pianura e la collina circostante, in posizione panoramica alla fine del lungo ed imponente viale di accesso che si apre al di là della sontuosa cancellata d’ingresso, fa bella mostra di sé una tra le principali dimore storiche lucchesi del rinascimento.
A soli 7 chilometri dal centro della città di Lucca, situata in un contesto di assoluta bellezza e circondata da altre illustri dimore che un tempo appartennero a nobili e potenti famiglie lucchesi, il complesso storico Villa Grabau offre al viaggiatore suggestioni di un tempo immutato.
La Villa, interamente arredata con mobili e dipinti d’epoca, ed il Parco di nove ettari, ricco di alberi secolari e di vere rarità botaniche, sono aperti al pubblico tutto l’anno (nel periodo invernale la domenica o su prenotazione).

Sorta forse su un edificio già esistente nel 1412, essa appartenne sino dai primissimi anni del XVI secolo ai Diodati, potente famiglia lucchese di mercanti. Come risulta da recenti ricerche d’archivio, nel 1550 essa aveva ancora caratteri gotici, con finestre a bifora al primo piano ed era dotata di una torre-colombaia merlata.
Presumibilmente alla fine del XVI secolo assunse forme rinascimentali, ancora leggibili nel loggiato a tre arcate sostenute da colonne d’ordine tuscanico e da peducci, sempre tuscanici, che sorreggono la volta unghiata di una delle sale terrene.


Lo stemma dei Diodati, scolpito in pietra grigia di Matraia, ancora oggi si trova all’ingresso nord della dimora. E’ interessante ricordare che alcuni membri della famiglia Diodati, come quelli di molte altre famiglie lucchesi, ad esempio i Turrettini, i Burlamacchi, i Calandrini, aderirono alla Riforma e, allo scopo di fuggire alla persecuzione religiosa, furono costretti a rifugiarsi nella calvinista Ginevra, dove esiste ancora oggi una villa di questa famiglia.


Nel 1653 la villa divenne proprietà dei Gualanducci, per poi essere acquistata, negli anni settanta dello stesso secolo, dai Conti Orsetti. Nel 1806 fu ereditata da Chiara Orsetti, sposata con Ferrante Cittadella, per poi passare infine al loro nipote Enrico Cittadella nel 1854.
Sono dovuti ai Marchesi Cittadella gli ultimi sostanziali lavori di trasformazione della villa, che venne ad assumere una veste neoclassica, come era avvenuto nella vicina Villa Reale di Marlia, dopo gli interventi di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone.

Al piano terreno, la prima rampa della scala principale in pietra di Matraia venne spostata dal salone centrale verso ovest, così da ottenere un ingresso separato. Il grande loggiato a sud venne chiuso con serramenti vetrati e tende in stile “Trompe l’oeil” furono dipinte sui muri, insieme ad affreschi con figure di ninfe danzanti e disegni geometrici di gusto neoclassico. Il “Salone dei finti tendaggi” così ricavato, è riuscito ad ingannare anche occhi esperti attraverso gli anni per il realismo con cui è stato così magistralmente dipinto.
L’unico ambiente a rimanere inalterato dal seicento, con i suoi affreschi originari, fu la piccola Cappella adiacente la sala principale a nord. Al primo piano, i soffitti a cassettone furono “incannicciati”, poi intonacati e quindi dipinti insieme alle pareti con affreschi dai colori vivaci e ispirati dal medesimo gusto classicheggiante.
Il tetto originale a capanna assunse l’attuale forma a padiglione, mentre il bell’orologio, eseguito nel 1780 a probabile coronamento della facciata, fu trasferito nella Villa Orsetti a Palaiola. Una fila di busti di marmo venne collocata sul parapetto della gronda per fare bella mostra di sè verso il cancello principale.
Nel 1868 la villa fu acquistata dal ricco banchiere tedesco Rodolfo Schwartze, quale dono alla moglie Carolina Grabau, per consentirle di vivere vicina alla sorella Costanza, sposata con il Barone Wilhelm Hüffer, che aveva acquistato l’adiacente Villa Diodati, ed al fratello Carlo Luigi Grabau, detto Ludovico, che abitava nella villa di Palmata ed era uno stimato pittore della cerchia dei “Macchiaioli”.


Il padre di costoro, Carlo Grabau, di nobili origini tedesche, nato ad Amburgo nel 1784, si era trasferito a Livorno come Console Generale delle Città Anseatiche del Mare del Nord presso il Granduca di Toscana ed aveva sposato Enrichetta Inghirami, patrizia Volterrana.
Gli Schwartze non ebbero figli, e la villa fu ereditata dal nipote di Carolina, Marcello Grabau sposato con Francesca Cenami Spada, patrizia Lucchese. Passò quindi al loro figlio Ludovico e da quest’ultimo ai suoi figli, gli attuali proprietari Francesca e Federico Grabau.

Nonostante fosse febbraio, quindi un mese invernale, posso dire che è stato comunque piacevole passeggiare per questi giardini, complice una giornata di sole che faceva quasi sembrare fosse primavera inoltrata. È stata anche molto interessante la visita all’interno della villa, guidata da una gentile signora ben disposta a dare spiegazioni e a fornire cenni storici. Consiglio a tutti coloro che si trovano nei pressi di concedere uno sguardo a questo posto, un piccolo gioiello che merita di essere visitato.

Le foto nell’articolo sono state scattate da me.

Fonti articolo: Villa Grabau

Vi saluto e vi auguro una piacevole giornata!

Laura

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32 thoughts on “Villa Grabau

  1. Accipicchia è una villa che merita di sicuro una visita.
    La Toscana riserva autentici gioiellini e visitando Lucca non si può non arrivare fino al complesso storico di Villa Grabau … ne vale proprio la pena.
    Grazie Laura, un caro abbraccio

    Liked by 1 persona

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