Quinta tappa blogtour “Il suono del rintocco” di Alice Jane Raynor

Ciao a tutti,

oggi ho il piacere di ospitare il blogtour del libro di una cara amica!

Per vedere tutte le tappe dovrete visitare i seguenti blog:

 

Inizio con il darvi qualche informazione sul romanzo.

davanti

 

  • Data uscita: 4 febbraio 2017
  • Link E-Book: https://www.amazon.it/dp/B01NATZ1RD
  • Prezzo E-book: 0,99€ – Gratis per gli iscritti al Kindle Unlimited
  • Pagine: 497
  • Cartaceo: disponibile al più presto.

 

TRAMA

Nulla poteva più allontanarlo dal suo tormento, nulla poteva più fargli dimenticare tutto quello che aveva compiuto. Nel silenzio di quella notte senza stelle, lui riviveva l’agonia dei suoi stessi sentimenti e mai più ci sarebbe stata felicità. Il kindred dei Raynor e dei Keraunin, per un’antica congiura, sono destinati a intrecciare le loro vite in una bolgia di vendetta. La violenza delle loro azioni lascia poco respiro all’umana individualità dei suoi componenti, oppressi dall’orgoglio, da antichi precetti e dall’onore. In un mondo che dà poco spazio ai sentimenti, si ergono voci sprezzanti e forti di un’energia silenziosa. In uno scenario gotico e cupo si giungerà a risoluzioni estreme, macchiate di sangue. Riuscirà forse la vendetta a terminare?

Ora procedo con la mia tappa.

Sono davvero molto felice di potervi parlare di lei e del suo libro, mi emoziona che anche lei finalmente ce l’abbia fatta a mettere un punto alla sua creatura.

Per chi conosce marginalmente Alice, forse, è solo una ragazza come tante altre che ha un blog qui su WordPress, per chi, come me, ha avuto il piacere di una conoscenza più approfondita c’è molto di più.

Alice è ancora molto giovane, eppure ha in sé la maturità di una persona adulta, pensieri che vanno oltre l’adolescenza e la mente aperta di chi legge e studia tanto. Io ho avuto la fortuna e il piacere di conoscerla davvero in occasione di un suo viaggio in Liguria. Era qui per qualcosa legato alla musica, altra sua passione nella quale riesce benissimo, ma ora parliamo di questa sua prima bellissima opera.

A me spetta il piacere di farle un’intervista che spero possa essere capace a mettere in luce un po’ della sua stupenda personalità.

Intervista

 

Che cos’è la scrittura per te?

La scrittura è pura intimità e ha un valore così profondo che, secondo me, riesce a dischiudere il vero animo di una persona, facendocela scoprire nella sua interezza. Al contempo però è riservata: mostra solo lo spiraglio che il lettore, che si fa trasportare, riesce a cogliere e rimane sempre quel dubbio sull’identità dello scrittore, tanto da accrescerne il mistero e il fascino. La scrittura serve per estraniarsi dal mondo, scappare dai problemi… e non ci si rende conto (come la lettura) che in realtà porta a una conoscenza ancora più profonda e pura della realtà. Si acuisce la propria sensibilità, il proprio intelletto, il proprio spirito… Scrivere è il modo per cercare nei labirinti della coscienza il vero io: dopo averlo trovato, si impara a calarlo nella realtà per rendere l’io astratto, io pratico.

Parlaci dei momenti più belli e dei momenti più difficili legati alla stesura di quest’opera.

Sotto questo punto di vista l’opera è particolare. Ho iniziato a scriverla in un momento non molto facile per me e solo la scrittura riusciva a tenermi concentrata e allegra. Momenti difficili legati alla scrittura non ne ho trovati, se non in qualche fase in cui ero troppo stanca per scrivere: lo faccio principalmente la notte, dato che sono impegnata il giorno tra liceo e conservatorio. E’ una trama che mi si è presentata a tempo debito con tanta nitidezza, che non ho avuto particolari difficoltà. Tutto è stato bello, perché mi ha aiutata a uscire e mettere fine a una parte della crisi che continuava ad assillarmi.

Nei personaggi di questo libro c’è qualcosa di te o sono tutti di libera ispirazione? Prendi distanza dalle tue creature o ci metti parte del tuo carattere?

Molti personaggi hanno lati del mio carattere, specialmente i difetti 🙂 . Molti sono un’emanazione della coscienza profonda, altri sono ispirati a persone che conosco (tra cui un mio spasimante messo da parte), altri ancora procedono per “antitesi”: creo per esempio il personaggio che ha il contrario del mio “pregio/vizio”. Credo sia inevitabile, per una caratterizzazione più profonda, avere dei modelli su cui fare affidamento per non stravolgere la logica di un comportamento.

Quanto, secondo te, le esperienze di vita incidono sul modo di scrivere di una persona, sugli argomenti che tratta e sulle emozioni che riesce a trasmettere?

Secondo me, moltissimo. L’arte è espressione e come si può rappresentare qualcosa, se non fa parte del nostro animo? In un modo o nell’altro ci devono essere state delle influenze dirette o indirette. Lo stile è quello che più identifica una persona: è la parte più istintiva ed esplicativa del proprio essere. Come dicevo prima, per le altre ideologie o argomenti c’è sempre il “velo del dubbio”; lo stile invece è talmente immediato che è per forza indice di qualcosa. Quando invece lo stile è solo una triste imitazione di qualcun altro (e non una cosa veramente sentita e naturale), la scrittura non è degna della sua funzione.

La musica occupa una grande parte della tua vita, hai ascoltato musica durante la stesura di quest’opera? Che cosa? C’è qualche brano in particolare che legheresti a questo libro? Esiste qualche canzone che, quando la ascolti, ti fa venire in mente delle scene a cui hai dato vita?

L’idea del romanzo è nato in periodo d’esame in conservatorio, quindi questo già la dice lunga su quanto fossi circondata dalla musica! Inizialmente usavo il silenzio per scrivere e la musica per raccogliere ogni genere di idea. Per le idee mi avvalevo del dark cabaret, del metal e della musica del momento (per intenderci, quello con cui entri in fissa). Per scrivere ho usato moltissima musica classica sia per pianoforte (lo strumento che suono), che per orchestra che canto lirico… moltissimo Vivaldi (i contralti barocchi sono meravigliosi) e ancora Rossini, Donizetti e Mozart infatti non poche volte sono scappate citazioni di opera lirica nello scritto e ancora “La Damnation de Faust” di Berlioz. Pochi giorni fa ho trovato una canzone di dark cabaret (If I Told you Once dei Circus Contraption) che mi ricorda il libro, anche se l’ho sentita solo dopo! Stessa cosa per un lied di Schubert (consiglio di ascoltarli tutti perché sono meravigliosi).

Se dovessi buttarti su un genere che sia diverso da quello di quest’opera quale sarebbe?

Questa domanda mi ha devastata, è difficile rispondere! Ho vari progetti anche in corso, di vari generi ma mi sono trovata tanto a mio agio con “Il Suono del Rintocco” da non sapere se mi riuscirebbe o meno ad intraprendere altro. Al momento mi sto dedicando alla riscrittura di una fiaba.

Le ambientazioni di questo romanzo sono spesso cupe, come anche le vicende, quanto del tuo passato, delle tue esperienze ed emozioni ha nutrito il tuo scritto?

Moltissimo, forse più di quanto abbia voluto. Come dicevo sopra, lo stile è inconscio ma anche gli argomenti trattati e le situazioni hanno il loro peso. L’ho scritto in un periodo non molto felice e mi sentivo in dovere di chiudere una fase della mia vita per iniziarne un’altra. Sono sorti i miei spettri e hanno preso il possesso della penna.

Spesso le esperienze negative devastano le persone, ma ci sono casi in cui c’è chi invece riesce a usarle per trarne vantaggio. Qual è il tuo caso?

Dopo un’esperienza negativa temo sia inevitabile soffrire e sentirsi devastati. Qualunque cosa accada, credo sia necessario reagire: a un certo punto non ci si può più far schiacciare. Bisogna trovare la forza in qualunque modo e risalire. Se necessario bisogna prendere il tutto come una sfida e tentare di vincere. Spero di aver trovato quella forza, grazie alla scrittura e alla musica.

Ti piacerebbe raccontarci quanta forza serve per riuscire a lasciarsi alle spalle qualcosa che ci ferisce?

Ogni dolore, anche il più piccolo, ogni cosa, che ci fa stare male, ha il suo prezzo da pagare. Non è quantificabile la forza necessaria perché dipende dalla propria sensibilità. Dirò semplicemente che qualsiasi cosa accada, bisogna lottare per la propria felicità e solo allora sarà davvero amata e sentita. Ciò che ci ferisce è anche quello che ci fa crescere, nel bene e nel male: bisogna imparare a evitare di ferire l’altro e solo soffrendo si può davvero capire. Prendetevi il vostro tempo di solitudine, poi risalite, risalite dall’abisso e ricordatevi che da una tristezza deve nascere una grande gioia e questa possiamo crearcela noi anche solo sentendosi bene con se stessi.

Quanto aiuta scrivere nel lasciarsi alle spalle qualcosa di doloroso? Dicono che a volte metterlo per iscritto aiuti e esorcizzare la sofferenza, a distaccarsene. È il tuo caso?

Scrivere o in genere parlare di una sofferenza aiuta a metabolizzarla e oltrepassarla. Essere pronti a discuterne vuol dire essere pronti a razionalizzarla e affrontarla con coscienza. Sicuramente aiuta parlare e aiuta sentirsi ascoltati.

Parlaci di una cosa a caso che ti farebbe piacere far sapere di te, una qualsiasi non necessariamente legata alla scrittura.

Non ho altro da dire se non ringraziare tutti voi per aver letto fin qui, ringraziare Laura per le sue domande e la sua disponibilità e ringraziare tutti coloro che decideranno di credere in me.

Per la mia tappa di oggi è tutto, spero che rimarrete colpiti dalla personalità di Alice e che vorrete conoscere il suo libro.

Ricordatevi di dare un’occhiata a tutte le tappe del tour e di andare a commentarle per poter partecipare al giveaway del 4 febbraio, chi commenta avrà più numeri per partecipare!

 

 

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18 thoughts on “Quinta tappa blogtour “Il suono del rintocco” di Alice Jane Raynor

  1. Cara Alice che bello poterti conoscere un po’ più “intimamente”. Brava Laura, belle domande ^_^
    Mi è piaciuto molto leggervi…
    Sono riuscita a recuperare tutte le tappe, sono proprio la personificazione del detto “meglio tardi che mai” 😉 e domani tocca a me…
    Buona serata ❤

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