Sogni, aspettative e società

Fai oggi qualcosa per cui il tuo futuro te stesso ti ringrazierà.

Ciao a tutti!

So che avevo annunciato non sarei stata molto presente, per via dei miei impegni di revisione del libro, e in effetti è così, ma oggi ho letto qualcosa che mi ha stimolato a scrivere un pensiero che desidero condividere con voi e quindi eccoci nuovamente qui.

Qualche giorno fa è uscito sul blog della mia amica Affy questo post che mi ha molto colpito.

Concordo su ogni singola parola da lei espressa e vorrei raccontarvi la mia personale esperienza legata a quanto Affy mette in evidenza nel suo post.

Affy dice delle parole molto vere: “Nasciamo in un mondo che crea sogni e viviamo in una società che li uccide. Il paradosso è che tutto ciò che abbiamo intorno è il risultato dei sogni e dell’immaginazione di qualcuno che secoli o decenni fa ha dedicato la sua vita per studiare l’elettricità, la matematica, la musica, la letteratura, il pensiero umano. La società è il prodotto delle passioni di questi uomini. Lo Stato dovrebbe investire sui sognatori, spronarli a realizzare le proprie ambizioni ottenendo lavoratori felici di lavorare per qualcosa di stimolante.”

Ed ora veniamo ciò che voglio raccontarvi io in merito.

Quando ero ragazzina, intorno ai 12/13 anni, ero un’emarginata a causa dei busti correttivi per la scoliosi, in passato ho già parlato di questa circostanza e del bullismo, oggi voglio parlarvi di altro.

In quello specifico periodo è nato il mio sogno, quello di scrivere.

Per vincere la tristezza che m’imponeva la società, visto che tutti mi prendevano in giro e non avevo amici, iniziai a inventarli, a scrivere storie di mondi dove queste cose non accadevano, dove potevo essere davvero felice.

Iniziai in breve a esprimere il desiderio di frequentare il liceo classico una volta terminate le medie e poi in seguito la facoltà di lettere.

Già a 12 anni io avevo progettato fino alla laurea.

Quel sogno però è stato ucciso, dai chi mi circondava, dalla realtà imposta dagli altri e dal susseguirsi della vita.

“Come vuoi fare il liceo classico e poi cosa vai a fare? La spazzina? E’ un diploma che non da un lavoro, non serve a niente!”

“Come vuoi fare poi lettere? A cosa serve? E’ un’università inutile, soldi buttati, spendi una fortuna per studiare per anni e poi ottieni un titolo di studio con cui potresti fare l’insegnante e guadagnare meno di una commessa”.

Come vuoi scrivere? E di cosa campi poi? Mica puoi pensare di diventare S. King!

E poi i professori alle medie…

No signora, non le faccia fare un liceo, sono scuole che non servono a niente“.

Così sono ho frequentato ragioneria, che mi faceva ribrezzo, io odio le materie scientifiche, ho passato cinque anni con la media del 2/3 in matematica, in terza, quarta e quinta non ho mai nemmeno comprato il libro, (GIURO CHE E’ VERO), sono persino arrivata a chiedere alla prof se per caso esistesse l’esonero, ovviamente mi è costato l’essere buttata fuori dalla classe, ma se a 35 anni dico tutto quello che penso potete immaginare come fossi a 17 con la mancanza di filtri dell’adolescenza.

Mi sono comunque regolarmente diplomata con una discreta media nelle altre materie e con 9/10 di italiano e storia, tanto per restare fedele a me stessa.

A ragioneria la materia con la media più alta era appunto lettere.

Finiscono i cinque anni di supplizio e purtroppo mi vedo costretta a cercare un lavoro stabile perchè la mia famiglia non era in condizioni economiche ottimali, mio fratello, che ha 5 anni meno di me, iniziava la prima superiore e i soldi servivano.

Cosa finisco a fare? La commessa.

Non voglio dire che ci sia niente di disdicevole nel fare la commessa, a parte essere una grande rottura di palle: è un lavoro terribile, in cui devi sorridere per sentirti dire cose idiote da gente più stupida che si crede superiore perchè sei una commessa, mal pagato e che ormai è diventato più impegnativo che fare il chirurgo visto che anche i supermercati sono aperti h24. Dico solo: Tante palle per obbligarmi a far ragioneria perchè “è un corso di studi che ti da un lavoro di tipo specifico” per poi finire a fare la commessa che avrei potuto anche farla con il liceo classico, almeno per cinque anni avrei studiato ciò che mi piaceva anzichè suppliziarmi.

Passa il tempo, scorre la vita, mio padre inizia ad ammalarsi, problemi di cuore, poi ne sopraggiungono di altro tipo.

Poi conosco Federico, decidiamo di andare a convivere, una cosa bella, ma poi subito dopo una brutta, la disoccupazione. In negozio mi licenziano per riduzione del personale e ci troviamo all’improvviso con 600 euro di affitto e uno stipendio solo da 1000.

Fortunatamente passa il tempo, le cose migliorano, trovo un altro lavoro, stavolta in un posto dove mi trovo bene, non è inerente a ragioneria, ma faccio comunque l’impiegata, e va bene così, non vorrei mai fare la contabile, mi tirerei un colpo in testa piuttosto.

Cambiamo casa e ne troviamo una più grande a un prezzo più basso, sembra andare tutto bene ma… Avverto uno strano prurito che mi rode di continuo e non capisco cosa sia.

Poi capisco: il mio sogno, scrivere.

Per 20 anni, dai 13 ai 33 anni il mio sogno è stato messo via, dimenticato polverizzato. Offuscato dalla società che ci dice che sognare è un lusso, che bisogna produrre, guadagnare. Studiare per fare un lavoro che renda, lavorare per pagare le bollette, vivere come tante piccole formiche che affrontano tanti giorni sempre uguali senza nemmeno rendersene conto.

Alzati, vai a lavorare, pausa pranzo, lavoro, palestra, pulisci la casa, cucina, dormire.

E via, con il permesso di vivere solo due giorni alla settimana, almeno quando sei fortunato che fai un lavoro che ti lascia libero il sabato e la domenica, quando lavori in negozio, specialmente in un centro commerciale, manco quello ti è concesso.

Così decido che non ne posso più, io non la voglio una vita che non valga la pena di essere vissuta, non la voglio una vita banale e senza sogni.

Ok devo lavorare per vivere ma posso, adesso che sono adulta, rinunciare a divertimenti superflui per coltivare il mio sogno.

Così è iniziata la stesura delle Cronistorie degli elementi ed è nato il primo libro della saga: Il mondo che non vedi.

Un sogno che pensavo sarebbe giunto a pochi, invece mi ha stupito andando oltre ogni aspettativa.

Dal 10 luglio 2015 a oggi sempre nella classifica dei primi 20 fantasy young adult di Amazon.it.

Posso dire di essere un best-seller se per un anno rimango in classifica? Non saprei, ma ritrovare il mio libro di fianco a Cassandra Clare, una delle mie scrittrici preferite, o alla saga di Divergent non posso dirvi che effetto mi faccia.

bestseller

clikka sull’immagine per ingrandirla

E arriviamo a oggi.

Sapete cosa vi dico? Vale la pena, se desiderate davvero qualcosa, sbattervi per realizzarla.

Certo non sono nessuno, né sono diventata una scrittrice famosa o posso permettermi di campare con i guadagni del libro, ma il mio libro dopo un anno vende ancora e tra poco uscirà il seguito che spero sia altrettanto apprezzato.

Scrivere, al momento, mi costa diversi sacrifici.

Uscire poco, dedicare quasi tutte le sere e le domeniche a fare solo quello, mettere da parte divertimenti per pagare le spese di cui necessita per essere curato, però mi da soddisfazione, mi sembra che ora tutto abbia un senso.

Se avete un sogno non permettete alla vita di ucciderlo, fatelo volare alto.

Approfitto per ringraziare di vero cuore tutte le persone che hanno comprato il mio libro, ancora di più quelle che hanno speso il loro tempo a lasciare una recensione per farmi conoscere il loro parere.

Grazie a voi per aver creduto nel mio sogno e soprattutto per avermi aiutato a realizzarlo, grazie a chi ci crederà ancora e mi aiuterà ogni giorno a fare un passo in più.

Laura

I miei libri 

Clikka sull’immagine!

 LE CRONISTORIE DEGLI ELEMENTI - Il mondo che non vedi 1

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55 thoughts on “Sogni, aspettative e società

  1. Mi piace molto ciò che hai scritto, e ciò che hai fatto! Anche io un poco mi riconosco in questo, sono ancora al liceo ma presto dovrò scegliere una facoltà, e sono circondata da chi mi dice che lettere non dà lavoro, che è meglio fare qualcos’altro, che bisogna pensare agli sbocchi lavorativi… ma io continuo un poco a sognare 😉

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  2. Ciao cara ❤
    Ti ho sempre stimata molto come persona e questo post mi fa rafforzare quello che provo per te
    Sei una donna forte, sono pochi coloro che si sacrificano per inseguire il proprio sogno. Sono felicissima di averti conosciuta e aver potuto leggere il frutto del tuo lungo lavoro!
    Grazie a te, Laura, per averci trasportata nel tuo mondo 🙂

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  3. Ti ho letta con piacere ed emozione. Le persone come te sono la prova vivente che i limiti sono solo nella nostra mente. Complimenti per il tuo lavoro e per la tua tenacia. P.S. Ho fatto il liceo classico e non l’ho trovato una scuola inutile 😉

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  4. Anche a me è successa una cosa simile, non mi hanno mai vietato di fare quello che volevo; solo che arrivata l’ora i soldi erano pochi. E così sono andata a studiare qualcosa che non mi piaceva, ed ho quasi subito abbandonato.
    A mia figlia cerco di appoggiarla in tutto, e le dico sempre di non ascoltare la amiche o le mamme che dicono che facendo un liceo non si va da nessuna parte. Io continuo a credere nei sogni, nonostante tutto!

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  5. Tu sei l’esempio che crederci fortemente aiuta a realizzare i sogni!!!!!!!
    Mio figlio ha voluta fare il classico, non ha poi portato a termine i suoi studi univesritari al DAMS,,,,
    Ricordo che io gli dissi se questo è ciò che vuoi, vai pure al classico, al massimo diventerai uno spazzino colto….. Ha sempre lavorato a contatto col pubblico, ha gestito un suo negozio e poi fatto il commesso ed ora è capo personale della Boulangerie dove lavora a Parigi …. Il suo approcciarsi al pubblico credo dipenda proprio dagli studi umanitari che ha fatto, saper parlare, capire e sapere aiuta, anche se non sei Dottore 😉

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  6. Ciao, Laura. Brava, sei grande esempio di determinazione nonostante tutto e tutti. Mi scandalizza davvero il fatto che i professori delle medie siano arrivati a dirti che il liceo servisse a poco… Lo studio delle materie umanistiche plasma e, se è vero che magari nell’immediato non sempre porta lavoro, può darti delle basi da sfruttare in qualsiasi campo professionale. Ora che hai intrapreso la strada che hai tanto cercato, non demordere e conntinua a percorrerla! 🙂

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  7. Grazie Laura per avermi avvicinata alle problematiche ed alle aspettative che hanno interessato il tuo vissuto, ho molto da imparare in questo rapporto di condivisione.
    Le barriere che hanno ostacolato il tuo percorso attraverso discriminazioni e negazioni non hanno però arrestato la voglia di accendere la luce che sentivi prepotente dento di te. Con difficoltà che non stento ad immaginare hai imparato in fretta a dare nuovi progetti alla tua vita e per l’entusiasmo, la vivacità e non ultima la perseveranza verso i tuoi obiettivi oggi ricevi il calore di chi ha imparato a conoscerti e ad apprezzarti grazie alle tue tante e concrete parole scritte.
    Hai dimostrato di potercela fare, ti sei rimessa in gioco nonostante le pesanti delusioni e grande è stata la rivincita, segno che la caparbietà e la costanza possono portare a concreti risultati.
    Io ti auguro sempre il meglio! 🙂
    Con affetto, Affy

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    • Grazie a te cara Affy per aver scritto il bellissimo post che ho letto da te e avermi ispirato questo. Grazie infinite per il tuo apprezzamento e per l’augurio, l’affetto è completamente ricambiato e spero un giorno riusciremo a vederci dal vivo perchè ne sarei infinitamente felice. Baci da qui fin lì, Laura

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  8. Ciao Laura, commovente ciò che hai scritto.
    Noi, nati nell’immediato dopoguerra, figli di contadini, sognavamo il diploma al tempo di quando non c’era nemmeno la scuola media obbligatoria e, per poter proseguire gli studi si andava a lavorare d’estate, o si frequentavano scuole serali. Quello che avevamo allora era la “certezza” che avremmo trovato un lavoro, qui o altrove, sembrava che tutto fosse possibile, potevamo costruire il nostro futuro, bastava averne le capacità e la buona volontà.
    Ho lasciato che mia figlia scegliesse il proprio percorso scolastico a suo piacimento. Per fortuna ha sempre ottenuto borse di studio che ci hanno aiutato per Università e poi un Master. Ha dovuto aprire partita IVA per poter lavorare, con tutto quel che ne consegue. La certezza di un lavoro sicuro. e duraturo, non c’è, la speranza di miglioramenti nemmeno. Se non altro ha potuto studiare le materie che preferiva.
    A te auguro successo e fortuna.
    Con affetto.

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      • Mia figlia ha scelto, dopo le medie, l’Istituto tecnico per periti aziendali e corrispondenti commerciali in lingue estere; all’Università, nella Facoltà di lettere e filosofia, il Corso di Scienza della Comunicazione, Editoria e Giornalismo. Ha proseguito poi all’Accademia di Comunicazione con Art Direction e il Master è in Web Design, Graphic Design, Web Marketing, 3D Modelling, Social Network, Programming.
        Come puoi notare un percorso talmente vario che nemmeno io riuscivo a capire dove volesse arrivare.
        Lei si definisce : Social Media Consultant e Communication Strategist.
        Lavora come consulente per alcune agenzie e aziende e, saltuariamente, è docente in Social Media Marketing e Content Strategist per il Master Relational Design.
        Non è certo un mestiere, per quanto bello e le piaccia, che le dia uno stipendio fisso e sicuro…..ma questi tempi sono molto diversi da quelli in cui io ero giovane: nuovi mestieri, nuove persone.
        Buon fine settimana, cara Laura.
        Un abbraccio.

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