Serena è nervosa

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Serena è nervosa, fissa la vicina di casa con finto interesse mentre vorrebbe solo scappare.

La signora è gentile e ha un bel sorriso, non è quello a turbare Serena, è il suo parlare del più e del meno menzionando banalità di tutti i giorni che la turbano profondamente.

La cara signora le sta raccontando della malattia “mani piedi e bocca” del nipotino; Serena prima si chiede cosa sia la malattia “mani piedi e bocca”, ma annuisce con aria convinta come se ne sapesse qualcosa, probabilmente è impensabile che una donna ultra trentenne non abbia idea di cosa sia, poi si sofferma sulla cosa che la disturba di più.

Il nipotino.

Quel nipotino è figlio di Andrea, il suo ex vicino di casa, il suo ex vicino di casa che ha 3 anni meno di lei e ha già un figlio di quattro anni.

A Serena si accappona la pelle.

Un figlio lei non lo vorrebbe nemmeno, se le capitasse sarebbe una catastrofe, ma ovunque si giri trova amiche che sfornano bambini uno dietro l’altro, ex-compagne, colleghe, più giovani, più vecchie, sembra una congiura.

Non che odi i bambini o che non le piacciano, in fondo le piacerebbe una bambina da vestire di rosa, da portare a spasso nel passeggino, una bambina che si trasformi in un’elegante adolescente beneducata, che forse finalmente la capirebbe potrebbe diventare la sua migliore amica.

Ma Serena sa…

Sa che non sempre i figli sono ciò che vorremmo e soprattutto che non deve proiettare i desideri che ha per se stessa su un’altra persona, che avrà il diritto di vivere la propria vita come vuole, come crede, senza l’influenza di una madre che vorrebbe per lei ciò che ha desiderato per se stessa.

Soprattutto sa che lo desidera solo perché è a metà dei trenta, verso i quaranta, e il tempo per una gravidanza si riduce drasticamente di giorno in giorno, di mese in mese, di anno in anno.

E allora si chiede, se quando sarà troppo tardi, non si sarà pentita di non averlo voluto e si risponde che probabilmente l’unico motivo per cui ci pensa è che essendo una donna ha “la data di scadenza” e che se così non fosse non le verrebbe nemmeno in mente.

La vicina finalmente si è stufata del suo blaterare di malattie infantili e  Serena la può salutare per tornare nel suo appartamento.

Si guarda intorno, tutto tace, suo marito è ancora a lavorare. Lavora tanto, ma guadagna ben poco, la sua vita non è fatta di viaggi vacanze e divertimenti, ma di banali giorni che si susseguono tutti uguali.

Un po’ si vergogna a fare questi pensieri ingiusti, ci sono sicuramente mille donne che desiderano la sua vita, donne single che vorrebbero almeno un fidanzato, se non un marito, donne disoccupate che vorrebbero un lavoro, la possibilità di affittare una casa, eppure lei è infelice lo stesso.

A volte si sente una nullità in mezzo a un altro miliardo di nullità che ripetono tutti i giorni le stesse identiche cose.

Si svegliano, imprecano contro la sveglia, la staccano, poi si alzano di corsa, in ritardo, per recarsi in un posto di cui non gli importa nulla a fare le stesse identiche cose del giorno prima di cui gli interessa ancor meno.

Dopodiché aspettano con ansia il week-end, quei due giorni sacri carichi di aspettative fasulle, in cui poi il più che si riesce a fare è stirare i panni ammucchiati e non doversi recare per forza nel posto di cui non gli frega niente.

Riscatta il lunedì e tutto si ripete…

Ogni tanto una festa di compleanno, una volta l’anno una vacanza, poi tutto uguale, sempre uguale.

Serena ancora non si rassegna che la sua vita debba essere questa, non ce la fa a accettare che fino a sessantacinque anni dovrà fare queste cose tutti i giorni, per poi arrivare a scoprirsi vecchia e con alle spalle una vita che non vale la pena di essere vissuta.

E allora Serena sogna, sogna la vita che vorrebbe, sogna di svegliarsi ogni giorno in una città diversa, di promuovere, il suo libro, il suo cd, il suo abito, la sua idea.

Sogna di fare ogni giorno una cosa diversa, di essere ricordata da tutti per qualcosa che ha fatto. A volte si chiede come può essere nascere bella, di quella bellezza che ti basta sorridere, senza manco andare un giorno in palestra, per diventare una modella.

Sogna di avere la voce di Celine Dion, l’aspetto di Kate Beckinsale, il talento di J. K. Rowling e soprattutto di trovare in sé qualcosa da dare al mondo che sia altrettanto strepitoso e originale, qualcosa per cui valga davvero la pena vivere.

Sogna di vivere a Londra, di svegliarsi l’indomani, dare un calcio a tutto, prendere l’aereo e trasferirsi, andare a fare la commessa da McDonald’s alla stazione di King’s Cross, o almeno sogna di avere il coraggio di farlo.

Sogna che a trentacinque anni non sia ancora troppo tardi per cambiare la sua vita, per non restare ferma al punto in cui è per sempre, sogna di non rassegnarsi.

Serena sogna perché sognare è più intenso, più colorato, più bello… Poi guarda l’orologio, sono le 20.00, purtroppo la cena non si prepara con i sogni, Serena torna alla realtà e cerca di andare avanti, si da della sciocca, ma domani sarà di nuovo punto a capo.

Piange, si pente della sua ingratitudine, nonostante tutto si tormenta per qualcosa che vuole con tutta se stessa, qualcosa che non ha il coraggio di dire a nessuno.

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